Published On: Ottobre 1st, 20269,1 min read910 wordsViews: 689Tags: , , ,
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Si riporta di seguito la quarta lettera dell’Ispettore del Piemonte, Valle d’Aosta e Lituania don Giorgio Degiorgi.

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Torino-Rebaudengo, 1° Ottobre 2026
Memoria di Santa Teresa di Gesù Bambino

Evita, tendi, combatti

Cari confratelli,
cari laici corresponsabili,

iniziamo oggi il mese di ottobre, che è tradizionalmente dedicato alla preghiera del Rosario e all’impegno missionario. Sono i due polmoni della nostra spiritualità: preghiera e missione. La scorsa settimana ho partecipato all’incontro degli Ispettori della Regione Mediterranea che in meno di un secolo è passata da essere “terra di missionari” a “terra di missione”: è la sfida che oggi abbiamo davanti e che accogliamo con fiducia e speranza. La nostra stessa terra piemontese, valdostana e lituana è divenuta un nuovo territorio di evangelizzazione, abitato da giovani che sperimentano solitudini inedite, smarrimento d’identità e un forte desiderio di Dio che spesso rimane a loro stessi nascosto. Ho ancora nel cuore la celebrazione di Domenica 27 settembre in cui, nella Basilica di San Petronio a Bologna, il nostro confratello don Elia Comini è stato dichiarato beato: sono i santi quelle stelle che il Signore pone nella nostra vita per orientare il nostro cammino verso di Lui.

1. CHIAMATI ALLA LIBERTÀ

Durante l’incontro con giovani allo “Stade de France” di Parigi, Leone XIV ha consegnato tre parole per orientare la loro libertà e diventare protagonisti del futuro. Prendendo spunto dalla Prima Lettera di san Paolo a Timoteo, il Pontefice ha sintetizzato il cammino della fede e della crescita umana attraverso tre verbi che fanno appello alla responsabilità di ciascuno: evita, tendi, combatti. Evita. Il Papa ha invitato i giovani a compiere scelte controcorrente, dicendo un “no” deciso a ciò che deforma la dignità umana e spegne i sogni. Evitare significa rifiutare l’individualismo sfrenato, la rassegnazione, la ricerca del possesso e la cultura del superficiale che porta all’isolamento e alla solitudine. È l’invito a non lasciarsi omologare dalle logiche dell’egoismo e del consumo, custodendo invece la purezza del cuore e il desiderio di cose grandi. Tendi. La libertà si compie quando indirizza il proprio cammino verso mete alte. “Tendere” significa orientare la mente e gli affetti verso la giustizia, la carità, la fede e la costruzione di relazioni autentiche. Il Papa ha esortato i ragazzi a non accontentarsi di traguardi mediocri, piuttosto a cercare la verità e la bellezza, riscoprendo la fraternità come stile di vita capace di superare le barriere ed edificare una comunità fondata sul sostegno reciproco. Combatti. Il Papa invita i giovani a “combattere la buona battaglia” di san Paolo. Non si tratta di una lotta fatta di sopraffazione o violenza, ma di una resistenza spirituale e morale contro il buio e il relativismo del nostro tempo. Il Pontefice ha ricordato ai giovani che l’unico modo per sconfiggere il male è combatterlo «con le armi dell’amore», attraverso il servizio quotidiano, il coraggio della testimonianza e il dono di sé, diventando fiaccole di speranza e costruttori di pace nel mondo. Nel suo intervento presso la sede dell’UNESCO a Parigi, il Santo Padre ha indicato agli educatori questo programma: “Chi si dedica all’educazione, alla scienza e alla cultura viene a maggior ragione chiamato a prendersi cura di ogni persona, così che possa risplendere la bellezza della nostra libertà. Questa bellezza ha un nome: giustizia. Sì, la libertà è bella quando è orientata verso il bene e la verità; è deturpata quando scivola nell’arbitrio, nella violenza e nella sete di potere. Essere uomini implica quindi una responsabilità davanti all’appello della storia: l’uomo è colui che cresce, impara, lavora con la mente e con le mani”.

2. DA CENTO ANNI LA GIORNATA MISSIONARIA MONDIALE

Da cento anni la Chiesa tiene viva la preghiera e la carità verso la missione in modo particolare con la Giornata missionaria mondiale, che sarà domenica 18 ottobre. Il giorno precedente, nella Basilica di Maria Ausiliatrice, il Rettor Maggiore consegnerà la Croce ai missionari salesiani nella celebrazione della 157.ma spedizione missionaria. Don Bosco non attraversò mai l’oceano, eppure il suo cuore batteva a latitudini sconfinate. Ricordiamo con quanta paternità raccomandava ai suoi primi figli di cercare i giovani più poveri e abbandonati, unendo la mitezza evangelica al coraggio di piantare la Croce nelle terre più lontane. Nel “sogno delle missioni” Don Bosco raccontò di essersi trovato di fronte a una vasta pianura inesplorata, popolata da una moltitudine di giovani dall’aspetto “fiero e selvaggio”, intenti a cacciare e a scontrarsi tra loro. Vide passare diversi missionari che cercarono di avvicinarli, ma vennero respinti. Successivamente, comparve un piccolo gruppo di Salesiani: essi non portavano armi né ostentavano forza, ma avanzavano sorridenti con in mano unicamente il crocifisso e il catechismo. Alla loro vista, l’atteggiamento dei giovani cambiò subito: la diffidenza cedette il passo alla curiosità e all’accoglienza. Quei ragazzi circondarono i confratelli, chiedendo di essere istruiti e accolti nelle loro case. Quando fu chiesto a Don Bosco dove si trovasse quel luogo, gli fu rivelato che si trattava della Patagonia. In quella visione non c’era solo la prefigurazione di una terra geografica, ma la rivelazione di un metodo spirituale e pedagogico: l’amorevolezza e la presenza disarmata hanno il potere di sciogliere i cuori più induriti e di trasformare i deserti in terre fertili. Affidiamo il nostro cammino alla Beata Maria Vergine del Rosario e al nostro padre don Bosco. Possano riaccendere in ciascuno di noi la gioia di spendere la vita per la salvezza dei giovani, indicando loro l’unica strada della libertà: l’incontro con Cristo. In don Bosco, con affetto fraterno.

In Don Bosco, con affetto fraterno,
Don Giorgio Degiorgi
Ispettore