Si riporta di seguito l’articolo apparso su “La Stampa” a cura di Adelia Pantano.
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Nel cortile del Don Bosco passano ogni giorno centinaia di persone: studenti, famiglie, volontari, ragazzi stranieri appena arrivati in Italia. Dietro quella rete silenziosa di relazioni e aiuti c’è anche il lavoro dei Salesiani Cooperatori, realtà nata 150 anni fa e ancora oggi attiva nel quartiere Cristo. A raccontare il significato è don Mauro Mergola, sacerdote salesiano della parrocchia di San Giuseppe Artigiano.
“Don Bosco vedeva nei Salesiani Cooperatori dei salesiani nel mondo – spiega –, persone non legate alla vita religiosa, ma inserite in quella sociale, lavorativa e familiare, capaci di condividere la spiritualità salesiana e l’attenzione ai giovani”.
Ad Alessandria oggi il gruppo conta circa 50 aderenti, riuniti in un’unica realtà nata dall’unificazione delle esperienze del Don Bosco, di via Gagliaudo e dell’Angelo Custode. Tra loro ci sono insegnanti, professionisti, pensionati, giovani animatori e volontari impegnati in servizi educativi, liturgici e sociali.
“I Salesiani Cooperatori sono un po’ la nostra antenna sul territorio – racconta don Mauro –, cercano di capire quali sono le difficoltà emergenti e come accompagnare le persone”.
Negli ultimi anni il gruppo ha investito soprattutto nel centro d’ascolto condiviso con San Vincenzo e Acli, aiutando famiglie fragili, stranieri e persone con difficoltà lavorative o burocratiche. L’obiettivo, sottolinea il sacerdote, non è creare dipendenza dall’assistenza, ma accompagnare le persone verso una maggiore autonomia.
Il loro lavoro si intreccia con la quotidianità del Centro Don Bosco, una struttura che accoglie centinaia di persone tra scuola, formazione professionale, oratorio e attività sportive. Qui è nato anche un progetto dedicato ai ragazzi stranieri appena arrivati in Italia, spesso senza conoscere la lingua.
“Li andiamo a prendere all’uscita da scuola – racconta don Mauro – pranzano qui, fanno i compiti, socializzano e imparano l’italiano”.
Per il sacerdote il cuore dell’esperienza salesiana resta la prevenzione educativa.
“Don Bosco ci insegna che bisogna prevenire le situazioni difficili, non intervenire soltanto quando il problema esplode”.
Da qui nasce l’idea di creare una rete stabile tra famiglie, scuola, volontariato e territorio. Don Mauro sottolinea come oggi la sfida più difficile sia quella dell’appartenenza associativa.
“I giovani fanno più fatica a legarsi stabilmente a una realtà – osserva –, prevale l’idea di partecipare quando si può. Ma per don Bosco il legame con l’oratorio non era solo fare attività: era uno stile di vita, qualcosa che ti accompagna anche quando cresci”.
Stasera alle 21.00, il Centro Don Bosco di corso Acqui ospiterà l’incontro “La gioia del cooperare tra storia, storie e nuove sfide“, organizzato per i 150 anni dei Salesiani Cooperatori. Interverranno la pediatra Sabrina Camilli, il Direttore del CNOS-FAP Lodovico Como, Enzo Cirimele dell’associazione Attività e Commercio del Cristo, l’avvocato Federico Violo e il giornalista Alessandro Venticinque. Prevista la partecipazione del gruppo danza del Don Bosco e del coro parrocchiale guidato dal Maestro Guido Astori.
Il filo conduttore sarà il messaggio che don Bosco rivolgeva ai giovani:
“Siate felici nel tempo e nell’eternità”.


